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(dettaglio di un mio dipinto)

sabato 18 marzo 2017

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  SERA CHE SI PERDE, ASTRALE
  IN UNA NOTTE ESTIVA
  CHE RINTOCCA SUL MARE
VORTICI, RISA
      DELLE LACRIME L’ESAUSTO MIGRARE
   SCRUTARE ATTENTI, CON FISSIONE VISCERALE
    E LA LUNA, LA LUNA CEREBRALE
BENEDICE I NOSTRI STORDIMENTI, PLUVIALI NEL PULSARE
I NOSTRI ENTUSIASMI, PIU’ INNOCENTI DELLO STESSO MALE
E LE NOSTRE EMOZIONI, FUSE
  IN UN UNICO ISTANTE ABISSALE

                                       E PERFINO LA CITTA’ DI MILANO
        DAGLI INFINITI CONDOMINI IRREALI
                        DALLA SELVA DI STRADE SPETTRALI

                               DIVENTA UN ROMBO NOTTURNO,
                                              UN CALEIDOSCOPIO TROPICALE
        CHE GRAFFIA DI PERLE ELETTRICHE ONIRICHE
                IL FONDO PIU’ NERO, PIU’ VITREO, PIU’ CUPO
          DEI NOSTRI ABISSI STELLARI TERMONUCLEARI.

lunedì 13 marzo 2017

WILDERNESS URBANA I (San Donato Milanese, 09/03/2017)










Attraverso il “pratone”
tracce di wilderness agreste
contaminata di scorie urbane,
di malattie urbane,
sopravvivono in questo luogo estraneo:

qualche coniglio
(forse malato?)
grandissimi pioppi, probabilmente secolari     
dai rami qualche sperduto cinguettio tranquillo, immerso in una pace atemporale,
le tracce dei fossi
di questi che fino a poco tempo fa
furono campi,
alcuni resti in pietra
d’una chiusa;

a un certo punto
esco dal sentiero
e taglio dentro al grande prato:

piccoli fori di insetti nel terreno
(immagino formiche);
grandi buche profonde,
scavate dai cani,
o dai conigli,
o entrambi,
animali che furiosamente marchiano il territorio,
e sbrigliati corrono, giocano,
qui dove hanno la loro libertà.


Per terra noto un vecchio osso,
quasi sicuramente di coniglio,
segno enigmatico di Potere,
indizio di notti predatorie probabilmente di gatti randagi,
rosicato fino all'impossibile.


Mentre attraverso a grandi passi
il vecchio campo
osservando ogni indizio di vita selvatica
 







(qui è come un’isola:
il rumore asettico
il caos urbano è a pochi metri,
ma non arriva
qui l’uomo torna ad essere
stranamente solo con gli elementi
stranamente vuoto e libero con sé stesso
senza accorgersene
torna a riaffondare le sue radici alienate
nella nuda terra,
come un vecchio contadino,
un’antica quercia,
o un giovane lupo,
torna a risollevare lo sguardo ferito
e le ali stanche
nel possente terso cielo aperto, sgombro),













una cornacchia, planando sopra di me 
 




attraversa il cielo come fosse un’aquila,





  













attraversa anche il mio Spirito,





risvegliando la vastità ruggente dello spazio interiore


















 













andandosi a posare sull’albero di fronte a me

come sfidandomi,

o come riconoscendomi,

in un fraterno placido













































grido selvaggio.
































































lunedì 6 marzo 2017

Eterno ritorno dell'Enigma identico










Cieli di millenni di licheni 

Spettrali ebani di glicini marcescenti di fulmini di oceani

Fumo atomico di cristalli iridescenti di imperanti metalli algidi

confusi prismi di nebbie acide auree ultraviolette

Pallide conturbazioni di entità corrose

Baluginare abissali carcasse in decomposizione

Tenebre titaniche divoranti glossolalie aliene

E universi di mistero vorticante in cupa levitazione silenziosa

Ombre tentacolari scarlatte, folli assassini celesti

Misti amorfi policefali sussurrano nere litanie cremisi

Eoni plumbei di ventose costellazioni

Eroi inossidabili contemplano empie flagellazioni meteoritiche di mondi eternamente notturni

Fulgidi albori putrefatti di oscure estasi ridenti 

Partenogenesi nucleari di giganteschi aborti stellari, abomini bianchi resuscitati nell'alta marea di comete di ghiacciai roventi

Squame fluorescenti purpuree

E iridi rettili colossali in orbita come pianeti color limbo indaco elettrico


Furenti arconti-menadi dipinti di luminescente sangue nero violaceo trascendente

Sciami aracnidi di ectoplasmi officianti riti limpidi di azzurro venefico chiarore.

Vortici arcani di fraternità stellari ignote, sacerdoti ciclopici inabissati nell'oblio, oscure libagioni vaticinano tetri decolli diafani di sacre spore caleidoscopiche

Ebbrezze mistiche di protervi mostruosi tumescenti araldi imperiali rapaci, coriacei carapaci dalle possenti ali uncinate fosforescenti

Messageri di Rebus, poemi estranei inconcepibili in linguaggi silenti sconosciuti tra gli artigli affilati come ghigliottine laser androidi






Estasi conquistatrice.




Armature cornee lunari di argentea ossea marzialità licantropa di scintillante rapina telecinetica

Apocalissi oscene smembrate in stelle pietrificate in rovina


Entropia di famelici atomi vampiri in attesa di deflagrazione di supernovae squartate




Mistica, mistica antica




Mistici soli che fendono la carne bruna ramata di lontanissime notti aliene


Precipitanti in fosse di vertigini pullulanti.



Adombramenti.





Vette verticali eternamente immobili.







Nero oro blu nel nero oro puro, nel Grande Brivido.



Nel Grande Offuscamento.






Voluttà trascendenti.







Metafisiche labirintiche.






Enigma.




Aurore galattiche.
















Inizio.

E sia.



Notte







 
Mi avvolgo nel manto della Notte.

Indosso la Maschera della Solitudine.


Attendo.


Dipingo la stanza di fuoco d’opale.

In penombra, osservo il Silenzio

deformarsi, e assumere

nuovi Volti,

nuove Costellazioni.


Scruto nel centro lupesco dell’abisso.


Argentei occhi, selvaggiamente fraterni,

rispondono al mio sguardo.


La Musa, dall’alto.


Protegge i miei passi.

Ispira i miei pensieri.




Esco.

Esco nella notte,

satura di freddo,

aria di primavera incombente,

e libertà.


Una cantilena,

m’affiora alle labbra.


Cammino

fulgido,

stellato

e calmo,

come la notte,

tersa,

e ampia, immensa,

oceanica, fluttuante.


Mi fermo.


Schiocco 7 volte le dita.


Guardo in alto.


Tra me e me,

sussurro:


“Eccoti.”



sabato 18 febbraio 2017

ESCO.






Uscire dalla porta sul Sole




Aprire le finestre di Cieli 


In cui proiettarsi nella Potenza trasparente



Scrollarsi di dosso la rancorosa tumultuosa pioggia lavica della polvere




Farsi strada nella foresta zampillante fuoco dell'aria tersa,




Aprirsi la via nella selva selvaggia del divenire ampio e indocile, 





Ammansire la fiera feroce che scalcia strepita graffia e azzanna,




Incutere timore alla morte quotidiana, 

Scimmia tronfia di sè,





Domare ogni insidia di vento torrenziale di veleno,





Dominare la furia irriverente di ogni demone impazzito,




Imbrigliarne, cavalcarne la forza,






Ascoltare la vastità selvatica delle nubi titaniche, 

velieri che solcano la trionfante avventura quieta del meriggio,








Essere il grande Dio Pan del qui e ora,




Inabissare la strega-negazione fino a dimenticarne la fisionomia,




Ammainare ogni strepito imbelle,



Issare nel blu ventoso oceano siderale una liquida bandiera di libertà fiera,





Vincere la cautela di ogni assenza intricata arroventata di buon senso,



Perdere il superfluo, 






Scaricare la zavorra,

Accantonare ogni sterile battaglia,


Per poter chiudere il cerchio magico



Dell'immane vittoria della guerra per la Creazione,






Buttare i burattini sacri in un cencio annodato,


Incendiare la baracca,




Dimenticare la password per la sconfitta,


Ammutinare l'equipaggio pirata,




Prendere possesso del galeone alato,



Decollare nel calore vulcanico verticale dello splendente affilato luccicante radiore,









Pilotare ogni clamore





Componendoli in una sinfonia sagace di brezze auree e velocissimi galoppi aerei d'ogni corrente d'armonia marina celeste e di suoni acquei fragorosi, 








Cavalcare, Cavalcare tutte le tempeste,




Rispondere, alla provocazione del nulla:








Salpare, Salpare gagliardi per i regni siderali dell'azzurro mistico poetare,


Prendendo una rotta esatta che porti verso isole lontane di luminescente lucidità d'aurora,









In cui s'evapora ogni pensiero oscuro





Nell'aria che spavaldamente sa già di primavera.




























Giuliano Maspero (tutti i diritti riservati - opera legalmente registrata)